Realtà virtuale: già presente nel passato

Negli ultimi anni il termine Realtà virtuale sta acquisendo sempre più seguito tra le persone, in particolari i giovani con tutti i nuovi visori creati soprattutto per i videogiochi. Ma questi sono raggiungimenti resi possibili grazie ad altre invenzioni ed idee del passato, come tutto del resto. Vediamo di tracciarne, per quanto possibile, una breve storia.

Idee già in via di sviluppo

realtà virtuale dipinto

Come vediamo tutti i giorni, le applicazioni della realtà virtuale sono molti ed avanzati, ma il concetto era già conosciuto in pittura. La pittura panoramica cercava infatti di portare l’osservatore nel mezzo del momento dipinto con quadri di grandi dimensioni in modo da cercare di riempirne il campo visivo.

stereoscopio a specchio
Lo stereoscopio a specchi

Nel 1838 Charles Wheatstone sperimentò e provò il processo per il quale il cervello trasformava due immagini bidimensionali (una per occhio) in un singolo oggetto tridimensionale. Inizialmente si usava uno stereoscopio a specchi, fino ad arrivare ad un modello a mascherina: vi ricorda qualcosa? Esatto, è il tipo di visore che attualmente in commercio.

Un’applicazione che non è molto lontana dal presente fu la creazione di un simulatore di volo per i piloti della NASA in modo da potersi addestrare in modo sicuro, da parte di Link Trainer. Anche se non era presente uno schermo che trasmettesse immagini che rispondesse agli stimoli meccanici del simulatore. Questo era costituito da un abitacolo con una barra di governo alla quale era attaccato il timone in modo da poter comandare beccheggio e rollio, mentre un dispositivo alimentato a motore simulava le varie turbolenze. Certo, Flight Simulator è avanti anni luce, ma come si dice sempre:” un passo alla volta”. 

Link Trainer simulatore
Il simulatore di Trainer

Take it to the next level: nuovi sviluppi

L’invenzione del Sensorama da parte di Morton Heilig  nel 1957 è il primo passo in cerca di combinare gli stimoli visivi con i rimanenti stimoli sensoriali. Il Sensorama è una sorta di cabinato, con lenti stereoscopiche, spruzzatori per odori, una sedia vibrante semovente e una piccola ventola, il tutto in sincrono per cercare di ricreare un’esperienza il più completa possibile; l’antenato del moderno cinema 4D insomma. Sempre opera di Heilig fu il Telesphere Mask, il primo HMD (Head Mounted Display) che permetteva la sola visione stereoscopica, ma senza tracciamento del movimento.

L’anno successivo, il 1961, vede anche questo problema risolto con il visore Headsight, ad opera di due ingegneri della Philco Corporation, che diede anche il modello per i moderni visori. L’Headsight aveva in sé anche un modulo per il tracciamento del movimento, ma come il suo predecessore era collegato ad una videocamera a circuito chiuso, e non a un computer. Questo visore venne utilizzato per addestrare le truppe dell’esercito simulando situazioni pericolose in modo più realistico grazie al fatto che il movimento della testa ora poteva venire registrato e muoveva di conseguenza la telecamera.

Morton Heilig sensorama

Nel 1965 Ivan Sutherland espose la sua idea di visore per realtà virtuale:

The ultimate display would, of course, be a room within which the computer can control the existence of matter. A chair displayed in such a room would be good enough to sit in. Handcuffs displayed in such a room would be confining, and a bullet displayed in such a room would be fatal. With appropriate programming such a display could literally be the Wonderland into which Alice walked.

Sword of Damocles
Il visore Sword of Damocles

E ci riuscì nel 1965 con il suo visore Sword of Damocles, che fu il primo ad essere connesso ad un computer e non ad una telecamera, riuscendo così a creare ambienti virtuali: certo, si trattava di semplici fili interlacciati tra di logo a ricreare stanze ed oggetti elementari (non so se ricordate lo screen saver di windows con i tubi: una cosa del genere), ma ormai la realtà vituale si stava espandendo a ritrmi sempre più incalzanti.

Verso il presente

Nel 1999 uscì al cinema il film Matrix, film in cui, oltre ad essere stato realizzato con ottime tecniche di computer grafica, raccontava di un mondo virtuale, in cui agli essere umani vengono fatte vedere immagini talmente reali da essere confuse come tali, mentre in realtà sono prigionieri della Macchine fin dalla nascita. Questo sarebbe il sogno di ogni sviluppatore, ingegnere e videogiocatore che si occupa di realtà virtuale, ma per ora si tratta di un’utopia. Chissà se un giorno…

Tornando con i piedi per terra, nel 2012 su Kickstarter fece la sua comparsa il progetto Oculus Rift, che raccolse ben presto i fondi richiesti ed anche una certa fama, tanto che è stato acquistato da Facebook.
L’Oculus è stato progettato appositamente per PC in modo da sfruttarne tutta la potenza di calcolo per trasmettere immagini il più fluidamente possibile.

Oculus Rift
Il risultato finale di questa evoluzione. L’Oculus Rift

I problemi da risolvere sono ancora tanti, come la latenza, la risoluzione, l’enorme sforzo sulla GPU e soprattutto il fastidio che si avverte dopo un uso prolungato: giocare per più di un’ora potrebbe risultare in mal di testa e nausea, considerando che le lenti usate sono ancora dei prototipi.

In conclusione tutti questi problemi sono in via di soluzione e sempre più aziende e società stanno lavorando ai propri apparati per la realtà virtuale, tentando di aggiungerci qualità e quantità degli stimoli trasmessi, con grande entusiasmo da parte di noi videogiocatori.

 

 

 

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